Uscito da lavoro non tornò subito a casa. Decise di andare in quel vecchio parcheggio vicino al fiume. Un grande centro commerciale era stato costruito proprio nelle vicinanze di quel parcheggio.
In auto, prima, seconda, terza, quarta, quinta - l'auto sfrecciava - mandorli in fiore - uccelli - visioni primaverili. Una primavera che si era tanto fatta aspettare. Ma il suo pensiero era soltanto verso lei. Buffa - simpatica - molto sospettosa - ai suoi occhi forse una gemma preziosa.
Finalmente era arrivato. Sollievo. Si fermò per un momento all'ingresso. Intravide un'auto che stava per uscire. Voleva prendere quel posto. Si mise ad aspettare.
Dopo alcuni minuti finalmente quel posto era suo.
Fù in quel momento che si accorse della presenza di tanti altri posti liberi.
Aveva aspettato invano?
Quell'attesa, quel volere a tutti i costi quel posto lo avevano smarrito rendendolo incapace di vedere oltre.
Ma fù sempre quell'attesa che gli permise di capire dove aveva sbagliato.
Scese dall'auto. Non si recò al centro commerciale. Andò in riva al fiume. Pensò di nuovo a lei. Al modo in cui l'aveva lasciata.
Pensò a tutti i momenti trascorsi insieme. Quelle risate quei caffè quelle sigarette.
Capì che per troppo tempo aveva scelto parcheggi sempre liberi. Non aveva mai avuto voglia di aspettare.
Tornò nell'auto e andò via . . .