giovedì 18 aprile 2013

Racconti di Jim.

Uscito da lavoro non tornò subito a casa. Decise di andare in quel vecchio parcheggio vicino al fiume. Un grande centro commerciale era stato costruito proprio nelle vicinanze di quel parcheggio.
In auto, prima, seconda, terza, quarta, quinta - l'auto sfrecciava - mandorli in fiore - uccelli - visioni primaverili. Una primavera che si era tanto fatta aspettare. Ma il suo pensiero era soltanto verso lei. Buffa - simpatica - molto sospettosa - ai suoi occhi forse una gemma preziosa.

Finalmente era arrivato. Sollievo. Si fermò per un momento all'ingresso. Intravide un'auto che stava per uscire. Voleva prendere quel posto. Si mise ad aspettare.
Dopo alcuni minuti finalmente quel posto era suo.

Fù in quel momento che si accorse della presenza di tanti altri posti liberi.
Aveva aspettato invano?

Quell'attesa, quel volere a tutti i costi quel posto lo avevano smarrito rendendolo incapace di vedere oltre.
Ma fù sempre quell'attesa che gli permise di capire dove aveva sbagliato.

Scese dall'auto. Non si recò al centro commerciale. Andò in riva al fiume. Pensò di nuovo a lei. Al modo in cui l'aveva lasciata.
Pensò a tutti i momenti trascorsi insieme. Quelle risate quei caffè quelle sigarette.

Capì che per troppo tempo aveva scelto parcheggi sempre liberi. Non aveva mai avuto voglia di aspettare.

Tornò nell'auto e andò via . . .

domenica 13 gennaio 2013

Solitudine intellettuale: amarezza provata nei confronti dei propri simili per le loro conversazioni banali e poco interessanti. << Il nuovo film di muccino é davvero sorprendente! >>

lunedì 21 maggio 2012

InMind

- Buongiorno signor Dolga bentornato nel nostro hotel.
- Buongiorno, buongiorno! Mi dia le chiavi perfavore.

Sono arrivato nuovamente in questo schifo di hotel. Camera 707. Sempre la stessa. Anche se a pezzi decido di salire fino al settimo piano, dove si trova la mia stanza, usando le scale. Sono piene di quadri! Chi cazzo si mette a guardare i quadri per le scale. Arrivo alla porta. Mentre mi accingo a inserire le chiavi nella serratura delle strane urla mi bloccano. La paura mi assale. Provengono dalla stanza.
Cerco di rassicurarmi pensando che non sono in un cazzo di film con un cazzo di psicopatico che squarta la gente! Torno di corsa alla reception.
Il portiere inizia a scusarsi dicendo che non è possibile e che la stanza è vuota da giorni. Lo esorto a chiamare la sicurezza. Mi sorride. Mi infastidisco. Non sono un bugiardo.
Si scusa. Chiede di accompagnarmi. Gli passo le chiavi. Niente scale questa volta.
Arriviamo alla porta. Di quelle fottutissime urla nessuna traccia. Lo stronzetto sorride, pensa che io sia fatto. Mi precipito dentro. Ingresso, camera da letto, bagno, sposto le tende che coprono la finestra. Niente. Niente.
Mi scuso per l'accaduto e lo invito gentilmente ad andare a fanculo.
Mi lancio nel letto. Sono distrutto. Il viaggio è stato lungo. Domani sarà una lunga giornata meglio che riposi.

Riesco a dormire solo un paio d'ore. Le urla tornano a manifestarsi. Mi alzo di scatto. Controllo ogni centimetro di quella fottutissima stanza. Niente. Non c'è nessuno. Le urla sono nella mia testa. Penso che il regime di droghe che sto seguendo è un pò pesante per la mia età. Cerco di distrarmi. Accendo il portatile e metto un pò di musica. Sono sparite. Sollievo. Posso tornare a dormire.

Mi sveglio e mi ritrovo a casa. Un bigliettino sul comodino mi ricorda che oggi dovrò recarmi nuovamente a Bologna per lavoro. Ero tutto un fottutissimo sogno. Il sorriso accompagna il mio lungo viaggio.

Arrivo all'hotel.

- Buongiorno signor Dolga dormito bene stanotte?

La paura torna ad assalirmi. Non capisco più un cazzo. Se è stato un sogno perchè questo stronzo mi chiede se ho dormito bene?
Ho bisogno di farmi.

mercoledì 28 marzo 2012

Più reale di te


Loredana:
 cucù!
Matteo
 cucu
Loredana:
 Ciao blogger!!   come stai?
Matteo
 ma sei Loredana?
Loredana:
 Yes
Matteo
 fanculo sto male
 non puoi entrare e uscire dalla mia vita virtuale
 senza preavviso
Loredana:
 grazie per il fanculo.... che hai??
 -.-'
 che mi parevaaaaa
 mi stavo quasi preoccupando
Matteo
 è importante

According to Jim [PREVIEW]



Prossimamente nelle migliori librerie ;)
Ciao mi chiamo Jim e sono appena morto. I ragazzi dell'ambulanza cercano ancora di rianimarmi, sperano che ci sia un speranza, sperano che il mio cuore possa ricominciare a battere da un momento all'altro. Corre l'ambulanza, con la sirena e i lampeggianti accesi. Mi ha sempre affascinato il suono della sirena delle ambulanze. Questa volta però non posso sentirle. Al mio arrivo in ospedale la mia morte è stata subito accertata. Il medico che mi ha visto lo ha capito in un istante.
Il mio ultimo ricordo della terra è il sorriso di Charlie. La mia piccola Charlie. Che per ora sta dormendo, ignara della notizia che riceverà al suo risveglio. Ma torniamo un po' indietro ...